DISCESA AGLI INFERI
Regia di Aldo e Gianni Ponzo
Con il
prezioso supporto di Amalia Di Giampietro e Maurizio Maltese
L’Opera di Pier Paolo Pasolini, le sue
Visioni, i suoi Sogni.
E poi la sua Battaglia contro Potere: la
Mutazione Antropologica degli italiani, la Separazione dei Fenomeni
Dal Paradiso del dopoguerra, all’Inferno dell’omologazione consumistica e, infine, una domanda: c’è ancora Speranza e Vitalità nelle parole di Pasolini o solo Disperazione?
Dal Paradiso del dopoguerra, all’Inferno dell’omologazione consumistica e, infine, una domanda: c’è ancora Speranza e Vitalità nelle parole di Pasolini o solo Disperazione?
“Non praticare più la «divisione dei fenomeni»,
rendendoli, così, logici in un tutto unico, significherebbe rompere - e certo
pericolosamente - una continuità.”
Personaggi
Bianco: Un
Lui, vestito di bianco a sinistra (Angelo Bianco)
Nero:
Una Lei, vestita di nero a destra (Angelo Nero)
Bianco e Nero indossano una maschera, un velo
che lascia scoperto solo la bocca
Narratore
Potere (presenza di) come in Eschilo, Prometeo Incatenato
Scena
- Al centro uno schermo dove proiettare immagini
e video
- I due Angeli mascherati come
colonne ai lati
Musiche e suoni
- Un tic-tac ossessivo, ricorrente durante
tutta l'opera (da inserire nelle slide di titolo della sezione) fino al 2
novembre del 1975, il giorno dei Morti, il giorno di Pierpaolo Morto... a quel punto qualcosa come una risurrezione, una Pasqua, una Rinascita.
- Requiem di Mozart
- Qualcuno era Comunista di GG
per 'uscire' dall'inferno.
Opere citate:
- Lettere Luterane
- Scritti Corsari
- Teorema
- Vangelo Secondo Matteo
- La Ricotta
- Il Decameron
- Comizi d'Amore
- Il Fiore dalle Mille e una notte
- Salò
- La Meglio Gioventù
- La Nuova Gioventù
- Tutte le Poesie
DISCESA AGLI INFERI
IL PIANO
Video da
Guzzanti: il piano
INVOCAZIONE
Foto Angelo
Bianco:
Pierpaolo
chiedo il tuo aiuto.
sono anni che ci conosciamo ormai.
Ho deciso di scendere giù nel tuo Inferno e
riportarti fuori.
ma ho bisogno del tuo aiuto... mi devi
promettere che ci proverai.
Che hai ancora una scintilla di speranza
Che possiamo insieme uscire da questa Notte
così Nera
Che c'è ancora la possibilità di lasciare
ai nostri figli un mondo migliore.
Foto Idroscalo
Nero:
Pasolini!
Ho deciso di scendere giù all'inferno
a contemplare ciò che resta del tuo corpo
nero...
dopo che lo hanno calpestato!
Promettimi che resterai laggiù!
e che la smetterai con questa storia di
Essere Autentici
che la Realtà è meravigliosa e Dio sta da
questa parte
e guardarci con quegli occhi ...
Foto Gli Occhi
PASOLINI E PROMETEO
Narratore
Come Prometeo Pasolini amava gli uomini
Per Pasolini gli uomini erano il Popolo, non i
Borghesi
I Borghesi no, non erano Uomini,
per questo li odiava,
gli Uomini...
Pasolini.
Ma come Prometeo anche Pasolini trascendeva
gli Uomini, il Popolo:
Prometeo era un Dio,
Pasolini era un Borghese.
Prometeo era odiato dagli altri Dei,
perché aveva rubato loro il Fuoco per donarlo
agli uomini, per renderli liberi
Pasolini era odiato dalle divinità del suo
tempo, i Borghesi (che si credevano Dei!),
perché voleva regalare a quelli che ancora
erano Uomini la Coscienza della Realtà,
Perché con la Poesia, il Cinema, i
Romanzi cercava di insegnare
a quelli che ancora erano Uomini
ad essere autentici
e come il Potere li manipolava
Così Pasolini scende tra gli Uomini
a consegnare il suo Dono ma...
gli Uomini non ci sono più!
Sono tutti diventati Dei,
Sono tutti diventati Borghesi,
e a quel punto, quando se ne accorge,
cosa gli resta da fare...
a Pasolini?
Potere (ANGELO NERO)
Eccoci giunti alla regione che sta ai confini
del mondo,
la terra di Scizia, landa desolata…..priva di
vita umana,....
Tu, Efesto !
….occupati di eseguire gli ordini, che il
padre ti impose ….
Incatenare questo avanzo di galera, a
queste rupi scoscese con catene d’acciaio,
in ceppi indistruttibili, perché il tuo
splendido fuoco, origine di tutte
le arti e tutte le tecniche, lui lo rubò e lo
donò ai mortali…
di tale colpa, ora, agli dei deve pagare la
pena…
per imparare a riconoscere il potere di Zeus e
smetterla con q u e s t a
sua smania di amare i mortali
Efesto (ANGELO BIANCO):
Potere, l’ordine di Zeus è ora compiuto
!....nulla ti trattiene…..
quanto a me …non oso ….incatenar a forza un
dio del mio stesso sangue
ad una rupe battuta da aspre tempeste, facendogli
violenza………
Eppure trovare l’ardire di questa azione io
devo ! …..
è pericoloso trasgredire gli ordini del
padre…..
Eccoti Prometeo, tu così astuto, così
intelligente,
Ti devo inchiodare con ceppi di bronzo, non ti
potrai liberare:
Io non vorrei e non lo vorresti nemmeno tu.
Su questa roccia deserta dove non potrai
parlare né vedere nessun uomo:
Cucinato dal sole, con la pelle bruciata,
Sarai contento quando verrà il buio della
notte con il suo manto di stelle:
Ma poi di nuovo, all'alba, tornerà il sole a
sciogliere la brina.
Il male sarà lì a consumarti: un dolore senza
tregua.
Non è ancora nato il tuo liberatore.
Questo è quello che ci si guadagna ad amare
gli uomini!
Non hai avuto paura della collera degli dei e
hai dispensato favori al genere umano contro ogni giustizia.
Per questo ti tocca stare qui, a guardia di
questa roccia infame,
sempre in piedi, senza poter dormire,
Senza poter piegare le gambe.
E piangerai e griderai, ma non servirà a
nulla:
Il cuore di Zeus non si piega.
Chi governa da poco è sempre spietato.
Narratore
Pasolini era Marxista.
Marx diceva che
«La filosofia, finché una goccia di sangue
pulserà nel suo cuore assolutamente libero,
dominatore del mondo, griderà sempre ai suoi
avversari:
Bianco
“empio non è chi rinnega gli Dei del volgo, ma
chi le opinioni del volgo applica agli Dei”.
Narratore
Diceva Prometeo…
Nero
“detto francamente, io odio tutti gli Dei”
Narratore
La dichiarazione di Prometeo è la sua
propria sentenza contro tutti gli Dei celesti e terreni che non
riconoscono come divinità suprema l’autocoscienza umana.
PARADISO
Parte 1: LA TERRA DELLA NATURA
Narratore
Casarsa, nel Friuli, è il paese natale
della madre di Pasolini, Susanna Colussi.
A Casarsa, egli dimorò per un lungo periodo,
dal 1943 al gennaio 1950, gli anni della sua passione friulana: ideologica,
artistica e sentimentale.
In dialetto friulano Pasolini scrisse poesie
di grande bellezza. Ventenne, dedicò alle fontane d'acqua del paese materno una
lirica in tre versi, di straordinaria suggestione metaforica.
Pasolini inizia a sperimentarsi come
Antropologo e scopre una lingua sconosciuta al mondo civilizzato, scopre la
bellezza di parole come Rosada…
La Meglio Gioventù: Dedica
Bianco
Fontana di aga dal me paìs
A no è aga pì fres'cia che tal me paìs
Fontana di rustic amòur.
Nero
Fontana di acqua del mio paese.
Non c'è acqua più fresca che nel mio paese.
Fontana di rustico amore.
La Meglio Gioventù: O Me Donzel
Nero
O me giovinetto
O me giovinetto! Nasco
nell'odore che la pioggia
sospira dai prati
di erba viva… Nasco
nello specchio della roggia.
In quello specchio Casarsa
- come i prati di rugiada -
trema di tempo antico.
Là sotto io vivo di pietà,
lontano fanciullo peccatore,
in un riso sconsolato.
O me giovinetto, serena
la sera tinge l'ombra
sui vecchi muri: in cielo
la luce acceca.
Bianco (oppure Pierpaolo?)
O me donzel
O me donzel! Jo i nas
ta l'odòur che la ploja
a suspira tai pras
di erba viva... I nas
tal spieli da la roja.
In chel spieli Ciasarsa
- coma i pras di rosada -
di timp antic a trima.
Là sot, jo i vif di dòul,
lontàn frut peciadòur,
ta un ridi scunfuartàt.
O me donzel, serena
la sera a tens la ombrena
tai vecius murs: tal sèil
la lus a imbarlumís.
Narratore
Ascolteremo queste stesse poesie nel 1975, ma
allora la Gioventù non sarà più la Migliore, allora il tono sarà profondamente
mutato…
Parte 2: LA TERRA DELL’IDILLIO
Comizi d'Amore
Narratore
Nel 1963 Pasolini girò un film-inchiesta sulla
sessualità, percorrendo tutta la penisola, dalle grandi città alle campagne e
chiedendo a passanti, contadini, operai, calciatori famosi, studenti,
commercianti, a persone comuni appartenenti a diversi ceti sociali, che cosa ne
pensassero dell'erotismo e dell'amore.
Dalle risposte degli intervistati, soprattutto
quelli di estrazione borghese, uscì un'immagine complessiva del nostro Paese
ipocrita, costituita di frasi fatte e di luoghi comuni; le persone appartenenti
a classi sociali meno abbienti fornirono risposte più spontanee.
È un film con alcuni momenti di una dolcezza
unica:
la voce di Pasolini…trapela il suo amore per
le persone semplici, autentiche.
Persone nelle quali proiettava se stesso: lui
condannato ad essere borghese…
Video Comizi
d’Amore
Parte 3: LA TERRA DI DIO IN TERRA
Narratore
Racconta della Trilogia della Vita (…): a
proposito di Dio
Video Decameron,
Il Sogno
Foto, La Deposizione
del Pontormo
Video La
Ricotta, Deposizione
Parte 4: LA TERRA DEI CORPI PURI
Narratore
Ancora sulla Trilogia della Vita (…)
Video Fiore
dalle 1000 e una notte
PURGATORIO
Parte 1: La Stanza della Borghesia
Narratore
Per quasi tutte le sue opere Pasolini subirà
un Processo.
Pierpaolo da 20 a 53 anni ha subito 33
processi.
Potere ha sottoposto Pierpaolo ad un processo
all’anno.
Chi oggi parla di persecuzione, con strumenti
di potere ben diversi, dovrebbe essere condannato a sopportare ciò che Pasolini
sopportò durante tutta la sua vita: Potere prima di schiacciare fisicamente
l’uomo ha tentato di annichilirlo in mille modi diversi, ha tentato di isolarlo
e di indurlo al silenzio.
E nonostante tutto questo… non c’è riuscito.
Le parole di Pasolini riecheggiano ancora oggi a 40 anni di distanza. Attuali.
La domanda oggi è: Ci sono ancora orecchie
capaci di intendere quelle parole? E di raccogliere la sua sfida?
Io sono una forza del passato
Bianco
"Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d'altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le
Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Nero
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l'Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio
d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
Bianco
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d'ogni moderno
a cercare i fratelli che non sono più".
Video La Ricotta
Parte 2: La Stanza della Madre
Foto Pierpaolo e
Susanna
Supplica a mia madre
Bianco
E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro
amore.
Nero
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo
conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia
angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia
schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Bianco
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler
morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Video Supplica a
Mia Madre (da Cento Passi)
Narratore
Nel 1964 esce il film Vangelo Secondo Matteo.
In questi pochi scatti possiamo vedere Maria
giovane,
…Gesù morente in croce e, infine…
Ancora Maria.
L’attrice che recita Maria sotto la croce è
Susanna, la madre di Pierpaolo.
Quante volte Pasolini, nella finzione e nella
realtà, ha costretto la madre ad assistere ai suoi supplizi?
Foto dal Vangelo
Secondo Matteo, Maria, Gesù in Croce
Parte 3: La Stanza della Lingua
Narratore
Dal Friuli alla Sicilia, da Roma a Napoli,
Pasolini amava i dialetti e chi li parlava.
Nel tempo del Paradiso il Dialetto era segno
di autenticità, ora rapidamente qualcosa va cambiando…la lingua si va
omologando…e la luna di miele con il popolo si tramuta in fiele
Questa non è una poesia di Pasolini. Certo,
lui la amava ma ci interessa qui perché in qualche modo essa è emblematica di
quello che andava dicendo Pierpaolo.
Lingua e dialettu
Ignazio Buttitta, 1970.
Nero
Un popolo
mettetelo in catene
spogliatelo
tappategli la bocca
è ancora libero.
Levategli il lavoro
il passaporto
la tavola dove mangia
il letto dove dorme,
è ancora ricco.
Un popolo
diventa povero e servo
quando gli rubano la lingua
ricevuta dai padri:
è perso per sempre.
Diventa povero e servo
quando le parole non figliano parole
e si mangiano tra di loro.
Me ne accorgo ora,
mentre accordo la chitarra del dialetto
che perde una corda al giorno.
mettetelo in catene
spogliatelo
tappategli la bocca
è ancora libero.
Levategli il lavoro
il passaporto
la tavola dove mangia
il letto dove dorme,
è ancora ricco.
Un popolo
diventa povero e servo
quando gli rubano la lingua
ricevuta dai padri:
è perso per sempre.
Diventa povero e servo
quando le parole non figliano parole
e si mangiano tra di loro.
Me ne accorgo ora,
mentre accordo la chitarra del dialetto
che perde una corda al giorno.
Bianco
Un popolu
mittitulu a catina
spugghiatulu
attuppatici a vucca,
è ancora libiru.
Livatici u travagghiu
u passaportu a tavola unni mancia u lettu unni dormi è ancora riccu.
Un populu,
diventa poviru e servu quannu ci arribbanu a lingua addutata di patri: è persu pi sempri.
Diventa poviru e servu
quannu i paroli non figghianu paroli e si manciunu tra d'iddi.
Mi n’addugnu ora,
mentri accordu la chitarra du dialetto ca perdi na corda lu jornu. |
Parte 4: La Stanza della Follia
Narratore
Dio irrompe in una famiglia borghese.
E la devasta.
Come in una Tragedia di Euripide, quando il
Sacro irrompe tra i Mortali tutto ciò che non è Verità si
tramuta Follia.
In Teorema, il Sacro, Dio, tocca tutti i
membri della famiglia.
Così facendo li rende consapevoli della
propria miseria.
Uno alla volta impazziscono tutti.
Non c'è speranza per un Borghese.
Pietro e Paolo, figlio e padre, i cui nomi
sono emblematici entrambi impazziscono.
Paolo nudo, dalla stazione di Milano
direttamente dentro un vulcano!
Ma il Sacro tocca anche Emilia, che appartiene
al Popolo,
e in quel caso il Sacro porta frutto...Emilia
dal suo silenzio fa miracoli, vola e infine, dalle sue lacrime prende vita una
fonte d’acqua santa.
Come nel Vangelo Secondo Matteo è la madre di
Pasolini stessa a portare a morte,
per poi rinascere, per poter dar frutto, il
figlio...
Video da Teorema
INFERNO
Parte 1: Il Girone dell’Acqua Marcia
La Nuova
Gioventù (seconda forma della Meglio Gioventù)
Dedica
Nero
Fontana di acqua di un paese non mio.
Non c’è acqua più vecchia che in quel paese.
Fontana di amore per nessuno.
Bianco
Fontana di aga di un país no me.
A no è aga pí vecia che ta chel país.
Fontana di amòur par nissún.
O Me Donzel
Nero
Volevo essere mia madre che mi amava,
ma non volevo amare me stesso.
E allora facevo finta di essere un giovane
povero.
Non potevo convincermi che anche in un
borghese ci fosse qualcosa da amare:
quel qualcosa che amava mia madre in me, puro
e negletto.
Non è cambiato niente: mi vedo ancora povero e
giovane;
e amo solo quelli come me.
I borghesi hanno un corpo maledetto
Bianco
I volevi essi me mari ch’a mi amava,
ma i no volevi amà me stes.
E alora i fevi fenta da essi un zovin puarèt.
No podevi convínsimi che encia ta un borghèis
a era alc da amà: chel ch’a amava me mari in
me, pur e dispressàt.
No è cambiàt nuja: mi jot enciamò coma puarèt
e zòvin; e i ami doma chej coma me.
I borghèis a àn un cuàrp maledèt.
Parte 2: Il Girone dell’Acculturazione
Narratore:
In questo video Pierpaolo ha poco più di 50
anni ma sembra averne 100…
Video Profezie
da Sabaudia
Parte 3: Il Girone dei Cento Occhi
Narratore
Foto Panopticon
Panopticon è il
carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham.
L'idea del Panopticon ha avuto una grande risonanza successiva, come metafora
di un potere invisibile, ispirando pensatori e filosofi come Michel Foucault,
Noam Chomsky, Zygmunt Bauman e lo scrittore britannico George Orwell nell'opera
"1984".
L'idea alla base
del Panopticon (“che fa vedere tutto”) era quella che - grazie alla forma
radiocentrica dell'edificio e ad opportuni accorgimenti architettonici e
tecnologici - un unico guardiano potesse osservare (optikon) tutti (pan) i
prigionieri in ogni momento, i quali non devono essere in grado di stabilire se
sono osservati o meno, portando alla percezione da parte dei detenuti di
un'invisibile onniscienza da parte del guardiano, che li avrebbe condotti ad
osservare sempre la disciplina come se fossero osservati sempre. Dopo anni di
questo trattamento, secondo Bentham, il retto comportamento "imposto"
sarebbe entrato nella mente dei prigionieri come unico modo di comportarsi
possibile modificando così indelebilmente il loro carattere. Lo stesso filosofo
descrisse il panottico come "un nuovo modo per ottenere potere mentale
sulla mente, in maniera e quantità mai vista prima".
Il Panopticon è un
tipo di carcere ma è anche la metafora di ciò che ci accade quotidianamente:
telecamere, carte di credito, internet, telepass, satelliti …continuamente un
occhio nascosto osserva i nostri movimenti.
Pasolini negli anni
’70 decide di sferrare un attacco a viso aperto a Potere. Dal 1973 al ’75
scrive su alcuni importanti giornali italiani: Il Corriere della Sera, Il
Mondo.
Nel suo attacco a Potere Pasolini ribalta
l’ottica del Panopticon: non è più il guardiano dalla torre ad osservare i
detenuti ma sono i detenuti ad osservare il guardiano…è il messaggio dietro i
famosi Io So…
Foto 100 Occhi
Ovviamente Potere non può sostenere questo
sguardo.
Pasolini in confronto a Potere è solo un
tragico Don Chisciotte …
Il Romanzo delle stragi
Nota:
sottofondo dal Requiem di Mozart, deciso ma ancora non caotico.
I Due
angeli sono ancora separati e parlano uno alla volta
Crescendo
Nero/Bianco
Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che
viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di
"golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di
Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di
Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha
manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i
neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli
"ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due
differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista
(Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con
l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno
prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a
tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia,
si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del
"referendum".
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti
(attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno
indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno
scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò
che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che
coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e
frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la
logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e
dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto
di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e
che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre
che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto
intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di
ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Il coraggio intellettuale della verità e la
pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e
visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un
mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i
problemi morali e ideologici.
Il Partito comunista italiano è un Paese
pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese
intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese
umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito
comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto
"insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è
aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un
"Paese separato", un'isola.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui
delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si
identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale
opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Ora, perché neanche gli uomini politici
dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi,
non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e
delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura
in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità
politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al
corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano
nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di
sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non
per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare
la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei
colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non
avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo
consentirà questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che
hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori
responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori).
Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
Il Girone della Mutazione
Antropologica
Abiura dalla Trilogia della Vita
15 giugno 1975
Ancora
Requiem di Mozart
Nero/Bianco
Io penso che,
prima, non si debba mai, in nessun caso, temere la strumentalizzazione da parte
del potere e della sua cultura. Bisogna comportarsi come se questa eventualità
pericolosa non esistesse. Ciò che conta è anzitutto la sincerità e la necessità
di ciò che si deve dire. Non bisogna tradirla in nessun modo, e tanto meno
tacendo diplomaticamente, per partito preso.
Ma penso anche che,
dopo, bisogna saper rendersi conto di quanto si è stati strumentalizzati,
eventualmente, dal potere integrante. E allora se la propria sincerità o
necessità sono state asservite e manipolate, io penso che si debba avere
addirittura il coraggio di abiurarvi.
Io abiuro dalla
Trilogia della vita, benché non mi penta di averla fatta. Non posso infatti
negare la sincerità e la necessità che mi hanno spinto alla rappresentazione
dei corpi e del loro simbolo culminante, il sesso. Tale sincerità e necessità
hanno diverse giustificazioni storiche e ideologiche.
Prima di tutto esse
si inseriscono in quella lotta per la democratizzazione del "diritto a
esprimersi" e per la liberalizzazione sessuale, che erano due momenti
fondamentali della tensione progressista degli anni cinquanta e sessanta.
In secondo luogo,
nella prima fase della crisi culturale e antropologica cominciata verso la fine
degli Anni Sessanta - in cui cominciava a trionfare l' irrealtà della
sottocultura dei "mass media" e quindi della comunicazione di massa -
l' ultimo baluardo della realtà parevano essere gli "innocenti" corpi
con l' arcaica, fosca, vitale violenza dei loro organi sessuali.
Infine, la
rappresentazione dell' eros, visto in un ambito umano appena superato dalla
storia, ma ancora fisicamente presente (a Napoli, nel Medio Oriente) era
qualcosa che affascinava me personalmente, in quanto singolo autore e uomo.
Ora tutto si è
rovesciato.
Primo: la lotta
progressista per la democratizzazione espressiva e per la liberalizzazione
sessuale è stata brutalmente superata e vanificata dalla decisione del potere
consumistico di concedere una vasta (quanto falsa) tolleranza.
Secondo: anche la
"realtà" dei corpi innocenti è stata violata, manipolata, manomessa
dal potere consumistico: anzi, tale violenza sui corpi è diventato il dato più
macroscopico della nuova epoca umana.
Terzo: le vite
sessuali private (come la mia) hanno subito il trauma sia della falsa
tolleranza che della degradazione corporea, e ciò che nelle fantasie sessuali
era dolore e gioia, è divenuto suicida delusione, informe accidia.
L' intrasgredibile
dato di fatto che, se anche volessi continuare a fare film come quelli della
Trilogia della vita, non lo potrei: perché ormai odio i corpi e gli organi
sessuali. Naturalmente parlo di questi corpi, di questi organi sessuali.
Cioè dei corpi dei
nuovi giovani e ragazzi italiani, degli organi sessuali dei nuovi giovani e
ragazzi italiani.
Mi si obietterà:
"Tu per la verità non rappresentavi nella Trilogia corpi e organi sessuali
contemporanei, bensì quelli del passato". È vero: ma per qualche anno mi è
stato possibile illudermi.
Il presente
degenerante era compensato sia dalla oggettiva sopravvivenza del passato che,
di conseguenza, dalla possibilità di rievocarlo.
Ma oggi la
degenerazione dei corpi e dei sessi ha assunto valore retroattivo. Se coloro
che allora erano così e così, hanno potuto diventare ora così e così, vuol dire
che lo erano già potenzialmente: quindi anche il loro modo di essere di allora
è, dal presente, svalutato.
I giovani e i
ragazzi del sottoproletariato romano - che son poi quelli che io ho proiettato
nella vecchia e resistente Napoli, e poi nei paesi poveri del Terzo Mondo - se
ora sono immondizia umana, vuol dire che anche allora potenzialmente lo erano:
erano quindi degli imbecilli costretti a essere adorabili, degli squallidi
criminali costretti a essere dei simpatici malandrini, dei vili inetti
costretti a essere santamente innocenti, ecc. ecc.
Il crollo del
presente implica anche il crollo del passato. La vita è un mucchio di
insignificanti e ironiche rovine.
Il Girone della Separazione dei
Fenomeni
Bisogna Processare i gerarchi DC
Ancora
Requiem di Mozart
«Il Mondo», 28 agosto
1975
Bianco/Nero
Caro Ghirelli,
credo che mi resterà a lungo impressa nella memoria la prima pagina del
«Giorno» del 21 luglio 1975. Era una pagina anche tipograficamente particolare:
al centro, un’unica immagine anch’essa perfettamente regolare, formata dai
riquadri uniti di quattro fotografie di quattro potenti democristiani.
Foto Il Giorno
Quattro: il numero
di De Sade. Parevano infatti le fotografie
di quattro giustiziati, scelte dai familiari tra le loro migliori, per
essere messe sulla lapide. Ma, al contrario, non si trattava di un avvenimento
funebre, bensì di un rilancio, di una resurrezione.
Quelle fotografie
al centro della monolitica pagina del «Giorno» parevano infatti voler dire allo
sbalordito lettore, che quella lì era la vera realtà fisica e umana dei quattro
potenti democristiani. Che gli scherzi erano finiti.
Che le raggianti
risate di chi detiene il potere non sfiguravano più le loro facce. Né le
sfigurava più l’ammiccante furbizia.
Il brutto sogno si
era dissolto nella chiara luce del mattino. Ed eccoli lì, veri. Seri,
dignitosi, senza smorfie, senza ghigno, senza demagogia, senza la bruttura
della colpevolezza, senza la vergogna della servilità, senza l’ignoranza
provinciale. Si erano rinfilati il doppiopetto e li baciava in fronte il futuro
delle persone serie.
Ora, quando si
saprà, o, meglio, si dirà, tutta intera la verità del potere di questi anni,
sarà chiara anche la follia dei commentatori politici italiani e delle élites
colte italiane. E quindi la loro omertà.
Del resto tale
«verità del potere» è già nota, ma è nota come è nota la «realtà del Paese»: è
nota cioè attraverso un’interpretazione che «divide i fenomeni», e attraverso
la decisione irrevocabile, nelle coscienze di tutti, di non concatenarli.
Non praticare più
la «divisione dei fenomeni», rendendoli, così, logici in un tutto unico,
significherebbe rompere - e certo pericolosamente - una continuità.
Mai la distanza tra
il potere (quello che in un articolo di varietà ho chiamato il «Palazzo») e il
Paese è stata più grande. Si tratta di
una vera e propria diacronia storica: per cui nel Palazzo si reagisce a stimoli
ai quali non corrispondono più cause reali nel Paese. La meccanica delle
decisioni politiche del Palazzo è come impazzita: essa obbedisce a regole la cui
«anima» (Moro) è morta.
La causa prima di
tale separazione tra il Palazzo e il Paese, e della conseguente separazione dei
fenomeni all’interno del Palazzo e del Paese, consiste nella radicale mutazione
del «modo di produzione» (enorme quantità, transnazionalità, funzione
edonistica): il nuovo potere reale che ne è nato ha scavalcato gli uomini che
fino a quel momento avevano servito il vecchio potere clerico-fascista,
lasciandoli soli a fare i buffoni nel Palazzo, e si è gettato nel Paese a
compiere «anticipatamente» i suoi genocidi.
Nel meccanismo (Palazzo, Paese, Nuovo Potere) che ti
ho descritto, intervengono anche altre forze: il Psi, il Pci, che da tale
meccanica sarebbero libere. E sarebbero libere precisamente perché la loro
interpretazione della realtà dovrebbe essere culturale e non pragmatica:
politicizzando il tutto, se ne dovrebbe vedere l’insieme: e quindi il
principio: per cui si potrebbe, appunto, ricominciare.
Perché allora sia
il Psi che il Pci sospendono ogni forma, sia pur timida, di interpretazione
dell’Insieme, adeguandosi anch’essi alla regola prima cui si attengono tutti
gli osservatori politici italiani, di ogni classe e partito, la regola cioè di
intervenire solo fenomeno per fenomeno?
Il Psi e il Pci
possiedono, ancora, la loro visione ormai classica di interpretazione «altra»
della realtà, ma non ne fanno uso. E non ne fanno uso perché, se ne facessero
uso, essi dovrebbero ricorrere, logicamente, a soluzioni estreme.
E quali sarebbero
queste soluzioni estreme? Forse quelle degli estremisti?
Non proprio: ciò
non rientrerebbe nel metodo, ormai ben stabilizzato, del Psi e specialmente del
Pci: tali soluzioni estreme si manterrebbero nell’ambito della Costituzione e
del parlamentarismo: anzi, sarebbero l’esaltazione della Costituzione e del
parlamentarismo.
In conclusione, il
Psi e il Pci dovrebbero giungere ad un Processo
degli esponenti democristiani che hanno governato in questi trent’anni
l‘Italia.
Parlo proprio di un
processo penale, dentro un tribunale.
Andreotti, Fanfani,
Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani dovrebbero essere
trascinati, come Nixon, sul banco degli imputati e quivi accusati di una
quantità sterminata di reati, che io enuncio solo moralmente:
indegnità,
disprezzo per i cittadini,
manipolazione del denaro
pubblico,
intrallazzo con i petrolieri, con
gli industriali, con i banchieri,
connivenza con la mafia,
alto tradimento in favore di una
nazione straniera,
collaborazione con la Cia,
uso illecito di enti come il
Sid,
responsabilità nelle stragi di
Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di punirne gli
esecutori),
distruzione paesaggistica e
urbanistica dell’Italia,
responsabilità della degradazione
antropologica degli italiani (responsabilità, questa, aggravata dalla sua
totale inconsapevolezza),
responsabilità della condizione,
come suol dirsi, paurosa, delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica
primaria,
responsabilità dell’abbandono
«selvaggio» delle campagne,
responsabilità dell‘esplosione
«selvaggia» della cultura di massa e dei mass media,
responsabilità della stupidità
delittuosa della televisione,
responsabilità del decadimento
della Chiesa,
e infine, oltre a tutto il resto,
magari, distribuzione borbonica di cariche pubbliche ad adulatori.
Senza un simile
processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro
Paese.
È chiaro infatti
che la rispettabilità di alcuni democristiani (Moro, Zaccagnini) o la moralità
dei comunisti non servono a nulla.
Il Girone dei Corpi senza Anima
Qualcuno era Comunista
Narratore:
Perché accumunare Gaber e Pasolini?
Gaber cantava Qualcuno era comunista
Pasolini era comunista, quindi...
Pasolini era Qualcuno
Entrambi portavano entrambi sul loro corpo i
segni del disagio del tempo che vivevano
Entrambi sono morti entrambi senza
speranza...dis-perati
Pasolini era comunista perché amava il Popolo,
ma poi questo Popolo è diventato qualcos'altro e la Terra dell’Idillio che aveva immaginato nel dopoguerra si
trasformata in un inferno…
C’è stata una vera e propria mutazione dei
corpi...
·
Il Corpo di Giorgio Gaber: è
morto a 63 anni e ne dimostrava 80
·
Il corpo di Pierpaolo Pasolini;
è morto anni ma le sue rughe erano solchi profondi
·
Ma
anche il corpo di Enrico Berlinguer
·
E infine la mutazione
antropologica del corpo dei giovani nella realtà come nei film di Pasolini…
Nei giorni prima della sua morte Pasolini è a
Sabaudia e poi a Chia a raccontare quella che sarà la sua ultima opera: mette
in mostra il suo corpo. Dino Pedriali, qualcuno lo chiama il Caravaggio della
fotografia, passa con Pasolini due giorni interi. Scatta più di 300 fotografie
raccontando Pierpaolo nei suoi gesti quotidiani ma anche il suo corpo…
Dopo il reportage i due si separano, Pedriali
a Torino, Pasolini a Roma. I due si danno appuntamento per il due di novembre.
Pedriali sta per partire da Torino ma qualcuno gli dice “ma dove vai? Non hai
sentito la radio?”
Potere schiaccia il corpo di Pierpaolo
Pasolini ad Ostia il 2 novembre del 1975.
Molti anni dopo Pedriali troverà il coraggio
di pubblicare 78 di quelle 300 foto in un libro.
Questa foto è una di quelle…
Foto Pasolini
Si dice che quando uno muore,
in quei momenti,
uno rivive tutta la sua vita…
Abbiamo immaginato che durante il massacro Pasolini
abbia rivisto tutti i suoi film...
Video Pasolini
era comunista
RITORNO DALL'INFERNO
Il Di de la me muart
Il Giorno della mia Morte
Bianco
...se il chicco di grano, caduto
in terra, non morirà, rimarrà solo,
ma se morirà darà molto frutto
(San Giovanni, Vangelo 12.24 - Citato da
Dostoevskij)
Nero
In una città, Trieste o Udine,
per un viale di tigli,
quando cambiano colore
le foglie.
uno è vissuto,
con la forza di un giovane uomo,
nel cuore del mondo,
e dava,
a quei pochi uomini che conosceva,
tutto.
Poi, per amore di quelli che erano ragazzetti,
come lui,
- fino a poco prima
che sul suo capo le stelle
cambiassero la loro luce -
avrebbe voluto dar la sua vita
per tutto il mondo sconosciuto
- lui, sconosciuto, piccolo santo,
granello perduto nel campo.
E invece ha scritto poesie di santità,
credendo che così
il cuore gli si ingrandisse.
I giorni sono passati
a un lavoro
che ha rovinato la santità
del suo cuore:
il granello non è morto,
e lui è restato solo.
Pasolini (audio)
Ta 'na sitàt, Triès o Udin,
ju par un viàl di tejs,
di vierta, quan'ch'a múdin
il colòur li fuejs.
un al à vivùt,
cu' la fuàrsa di un zòvin omp
tal còur dal mond,
e al ghi deva, a chej pucs
òmis ch'al cognosseva, dut
Po', par amòur po'di chej ch'a erin zuviníns
cu'l suf tal sorneli
coma lui fin a puc prin
che tal so ciaf li stelis
a cambiàssin la so lus -
as vorès volùt dà la so vita par dut
il mond scunussút,
lui, scunussút, píssul sant,
gragnèl pierdút tal ciamp.
E invessi al à scrit
poesia di santitàt
crodínt che cussí
il còur al doventàs pí grand.
I dis a son passàs
a un lavoru ch'al à ruvinàt
la santitàt dal so còur:
il gragnèl a no'l è muàrt
e lui al è restàt bessòul.
Video Eduardo "E
non diciamo nulla più!"




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